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A
Cicagna il Museo dell’ardesia, i ponti,
i mosaici, le tradizioni tessili e
l’arte della panificazione.
A Cogorno la straordinaria basilica
medievale di San Salvatore dei Fieschi,
dal 1860 monumento nazionale, con
splendida facciata bianca e nera, ampio
rosone marmoreo e spettacolare
torre-campanile (sulla piazza fatata si
affacciano anche l’oratorio e il palazzo
comitale, a formare un insieme d’immensa
armonia e suggestione).
A San Colombano Certenoli le quiete
frazioni rurali, i mulini e le pievi (il
toponimo deriva dal celebre monaco
irlandese che nell’alto medioevo fondò
il monastero di Bobbio in
Val Trebbia,
tuttora cenobio di fede e cultura).
A Coreglia Ligure il cinquecentesco
santuario di Montallegro e qualche
antica abitazione in pietra coi sostegni
per la vite.
A Favale di Malvaro il monumento
all’emigrante e il sorprendente Museo
storico dell’emigrazione ligure (presso
casa Giannini in frazione
Cerreto, in
cima ad una mulattiera), che
ricostruisce le storie di chi dalla
Fontanabuona migrò per mare a cercar
fortuna verso le “Meriche” (Amedeo
Pietro Giannini la trovò, fondando la
Banca d’America e d’Italia in
California).
A
Lorsica le famose seterie artigianali
e la chiesa di Santa Maria Regina del
Creato (in località
Barbagelata), luogo
della fede costruito nel 1972 a ben
1.125 metri d’altezza.
A Lumarzo il tessuto di santuari e
cappellette e la silenziosa tenuissima
frazione di Boasi, tre case o poco più
come nella poesia “Rio Bo” di Aldo
Palazzeschi.
A Moconesi (cui appartengono i nuclei di
Gattorna e
Ferrada) le cave d’ardesia e
l’appartata cappella di
San Rocco.
A Neirone – tuttora terra di contadini,
legname, ulivi – l’avvincente salita
(beninteso anche in mountain bike!) ai
1.245 metri del Monte Caucaso e la festa
storica della patata quarantina, a fine
agosto nei boschi.
Ad Orero, “sospesa” da sempre fra la
Riviera e Piacenza, le cave di ardesia,
la soleggiata frazione rurale di
Costa
di Soglio (oggi abbandonata ma quanto
mai suggestiva), e soprattutto
l’escursione al
Monte Ramaceto, a 1.345
metri sul livello del mare.
A Tribogna le cave, le chiese, Passo
Casetti e Passo Spinarola, e
specialmente il cosiddetto “itinerario
colombiano”, allestito nel 1991, che in
20 chilometri e 7 ore di gradevole
cammino conduce dalla frazione
Terrarossa sino a
Quinto al Mare,
periferia est di Genova.
Ad Uscio la nota “Colonia Arnaldi”
inaugurata da un farmacista cent’anni or
sono per le terapie - con diete ed erbe
- del benessere e della
disintossicazione psicofisica (curiosa
la ventina di padiglioni vagamente
liberty immersi nel parco di castagni),
e soprattutto il rinnovato Museo degli
orologi da torre, della famiglia Trebino,
le cui produzioni sono acquistate anche
dalla Città del Vaticano.
La gastronomia “fontanina”, infine, si
può raccontare tramite una narrazione
duplice: da un lato i prodotti e le
ricette di un tempo, oggi rari, quasi a
rischio d’estinzione (si pescavano le
anguille nel torrente Sturla,
s’impastavano i “battolli” – brevi e
tozzi taglierini conditi alla maniera
locale con pesto o “prescinseua” - , si
cuocevano a lungo alcune zuppe e
spezzatini “poveri” ed in realtà
meravigliosi, si finiva il pranzo della
festa con la pattunn-a (cioè il
castagnaccio). Dall’altro, viceversa, le
proposte attuali, quelle “sempreverdi”,
circuitatissime nei ristoranti in
occasione di eventi e serate: ortaggi ed
erbe per i ripieni, patate in mille
varianti, pansoti e ravioli, farinata,
carne alla piastra, salumi e formaggi,
funghi, castagne. |